
In Basilicata, a Potenza, al San Carlo, la notte scorsa è stato effettuato ancora un espianto di organi da un donatore 68nne deceduto per una massiva emorragia cerebrale lo scorso martedì sera.
In seguito all’accertamento di morte, per i segni clinici neurologici, confermati dall’elettroencefalogramma piatto, i familiari hanno espresso la volontà di donazione e sono stati espiantati il fegato e i due reni, ma questi ultimi non sono stati poi utilizzati, perchè non hanno superato i successivi controlli di idoneità.
Ad operare l’espianto, un’equipe chirurgica del Policlinico Tor Vergata I di Roma, supportata dagli anestesisti del San Carlo che hanno assicurato la vitalità degli organi da utilizzare, un’attività fondamentale, complessa e decisiva per il buon esito dell’espianto e questa è la procedura che è stata eseguita.
Quando il paziente arriva, per una patologia vascolare o per un trauma cranico a uno stadio di assenza di attività elettrica cerebrale, l’equipe rianimatoria avvisa la Direzione Sanitaria la quale istituisce la Commissione per l’accertamento della morte cerebrale, formata da un rianimatore, un medico legale e un neurologo.
Tutto avviene in circa 6 ore, in cui vengono fatte delle prove all’inizio e alla fine dell’accertamento e trascorso questo tempo, il personale cautamente addestrato a questo colloquio, comunica alla famiglia lo stato di morte cerebrale e chiede l’autorizzazione all’espianto e la procedura che si attua, dopo il parere positivo, è di tenere il paziente in vita con la terapia medica e il supporto rianimatorio e ventilatorio, mantenendo il cuore battente che perfonde gli organi.
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