
Ancora arresti e indagati in Puglia.
Durante un’operazione denominata “LAMPO” i militari dell’Arma dei Carabinieri del R.O.S., supportati da quelli dei Comandi Provinciali di Taranto, Bari e Pavia, hanno eseguito nella mattinata di oggi, lunedì 13 novembre, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e di sequestro preventivo di beni, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 13 persone, ritenute responsabili di appartenere, a vario titolo, ad un’associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, danneggiamento e rapina con l’aggravante del metodo mafioso, detenzione illecita di armi da fuoco, trasferimento fraudolento di valori.
Tutti i dettagli sono stati illustrati in una conferenza stampa tenutasi nella mattinata di oggi, dove oltre al Colonnello Andrea Intermite, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Taranto e al Tenente Colonnello Giovanni Tamborrino, Comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto, erano presenti il Tenente Colonnello Gabriele Ventura, Comandante della Sezione Anticrimine di Lecce e il Capitano Nicola Leone, Comandante della Compagnia Carabinieri di Massafra.
I provvedimenti, 11 di custodia cautelare in carcere, uno di sottoposizione agli arresti domiciliari ed uno all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel mese di ottobre 2014 dal R.O.S., con il supporto dell’Arma territoriale di Massafra, in provincia di Taranto, nei confronti di un gruppo criminale federato all’organizzazione mafiosa SCU (Sacra Corona Unita), operante nella città di Massafra e comuni limitrofi, capeggiato dal pregiudicato, Cataldo Caporosso, già condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.
Lo stesso era emerso nel corso dell’attività quale soggetto legato al noto boss calabrese, Umberto Bellocco, vecchio “Patriarca” della ‘ndrangheta, a capo dell’omonima cosca di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, da sempre ai massimi vertici del sodalizio, nonchè egli stesso tra gli storici fondatori della “Sacra Corona Unita”.
Le indagini hanno permesso di attualizzare l’operatività del Caporosso in seno al sodalizio criminale pugliese e di dimostrare come lo stesso fosse stato investito con il grado di padrino, nell’ambito dell’organizzazione direttamente dal richiamato Bellocco, in virtù del ruolo di quest’ultimo nell’ambito della “Sacra Corona Unita”.
Per tale ragione, il Caporosso ha rivestito il ruolo di referente criminale della consorteria calabrese nel territorio tarantino, con lo specifico mandato di curarne la gestione operativa, oltre a quella commerciale ed economica.
Nel corso delle indagini sono emersi chiari ed inequivocabili elementi di reità in ordine all’esistenza di un sodalizio criminale avente connotazioni tipiche mafiose, influente sul territorio di Massafra ed aree limitrofe i cui sodali hanno dimostrato di essere pienamente consapevoli della loro appartenenza ad una consorteria strutturata gerarchicamente al cui vertice si è posto il Caporosso.
Significativi, al riguardo, gli elementi raccolti nel corso delle indagini che hanno consentito all’Autorità Giudiziaria di ritenere sussistenti tutti gli elementi tipicamente costitutivi dell’associazione mafiosa armata.
Di particolare interesse, relativamente alla capacità intimidatrice del sodalizio capeggiato dal Caporosso:
– il tentativo di fornire sostegno elettorale, in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia nell’anno 2015, ad un candidato tarantino, risultato poi non eletto in quelle consultazioni amministrative, con il chiaro intendimento di poter elevare il livello di pervasività del gruppo attraverso un potenziale referente politico;
– il ricorso ad azioni violente di danneggiamento e rapina all’interno del mercato ittico di Taranto, finanche ricorrendo ad una motosega di grosse dimensioni per cagionare danni al magazzino per la vendita di prodotti ittici della Starfish s.r.l. a seguito dei dissidi sorti tra Caporosso e Michele Boccuni, altro indagato e per il quale il Giudice per le Indagini Preliminari non ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza dell’appartenenza al medesimo sodalizio criminale necessari all’emissione di misura cautelare, a seguito dell’estromissione del primo dalla citata società;
– il tentativo di recuperare dei preziosi oggetto di furto, unitamente a Tommaso Putignano, da un esercizio commerciale del luogo, attraverso condotte intimidatorie;
– l’intervento del Caporosso nei confronti di alcuni imprenditori per incidere nel rapporto di lavoro di una conoscente ricorrendo alla propria influenza criminale;
– il recupero di un motociclo asportato ad un parente, semplicemente attraverso l’evocazione del nome del Caporosso e la minaccia di dare la caccia agli autori del furto.
Nel corso del procedimento sono emerse, inoltre, fonti di prova utili a dimostrare cointeressenze criminali tra il gruppo riconducibile al Caporosso e quello diretto da Putignano, residente nel vicino comune di Putignano, in provincia di Bari, dove quest’ultimo era, all’epoca delle indagini, sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza.
In particolare, è stata documentata l’esistenza di una fiorente attività di traffico e spaccio al dettaglio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, commercializzata da una fitta rete di pusher, grazie a periodici rifornimenti di stupefacente da un altro gruppo criminale del posto capeggiato da Riccardo Sgaramella, detto “Salotto”, operante nella vicina città di Andria (BAT).
Attraverso le attività, è stata, altresì, accertata la disponibilità da parte della consorteria di un considerevole patrimonio economico, foraggiato proprio dagli introiti delle attività illecite poste in essere da utilizzare per le quotidiane esigenze organizzative dell’acquisto di telefonini, schede, ricariche telefoniche, carburante, etc..e per le eventuali spese legali sostenute degli stessi affiliati.
Sulla scorta delle anzidette risultanze investigative e degli accertamenti patrimoniali condotti sul tenore di vita degli indagati e dei soggetti ad essi vicini rispetto ai redditi dichiarati, contestualmente all’esecuzione delle misure personali, il Giudice per le Indagini Preliminari, accogliendo le richieste degli inquirenti, ha disposto anche il sequestro preventivo di un’attività commerciale di onoranze funebri, 4 veicoli e diversi rapporti finanziari bancari e postali attivi, riconducibili al Caporosso ed ai suoi familiari.
L’indagine, inoltre, ha confermato l’elevato livello criminale raggiunto dalla consorteria capeggiata dal Caporosso nel territorio Jonico, anche in virtù dell’investitura ricevuta dal reggente della cosca Bellocco di Rosarno, la capacità del gruppo da lui diretto di infiltrarsi nei settori economici più redditizi quale quello della compravendita di prodotti ittici nel capoluogo Jonico, anche al fine di reinvestire i proventi delle attività illecite, intessendo relazioni criminali con altri esponenti della criminalità organizzata tarantina.
28 sono gli indagati e in manette sono finiti Cataldo Caporosso, 59enne di Massafra, Mario Miolla, 58enne di Pisticci, Tommaso Putignano, 42enne di Putignano, Riccardo Sgaramella, 73enne di Andria, Michele Monaco, 51enne di Massafra, Cristiano Balsamo, 37enne di Martina Franca, Pietro Damaso, 52enne di Putignano, Ivano Andresini, 32enne di Putignano, Gianvito Gentile, 43enne di Conversano, Massimiliano Lovero, 36enne di Massafra, Valentino Laterza, 30enne di Bari, agli arresti domiciliari, Emanuele Pignatelli, 28enne di Taranto e, infine, all’obbligo di firma, Alberto Caporosso, 21enne di Massafra.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
