
A poco più di un’ora di viaggio dalla Basilicata, in Calabria, a Lauropoli di Cassano dello Jonio, in provincia di Cosenza, dove in questi giorni d’estate molti lucani passano le proprie vacanze, gli agenti della Polizia di Stato hanno chiuso il cerchio attorno al latitante Luigi Abbruzzese, di anni 29, inserito nell’elenco del Ministero degli Interni, tra i ricercati più pericolosi d’Italia.
Capo dell’omonima cosca, egemone nella Sibaritide, Abruzzese è stato tratto in arresto, all’alba di oggi, sabato 18 agosto.
Condannato in appello a 20 anni per traffico di droga, destinatario di una misura cautelare sempre per droga, il latitante al momento della cattura avvenuta all’interno di un’abitazione, nella sua piena disponibilità, sono state rinvenute 2 pistole, una 357 magnum ed una Glock, con relativo munizionamento, oltre ad un’ingente somma di denaro contante ed un documento di identità falso utilizzato dal fuggitivo per garantirsi la latitanza per oltre 3 anni tra l’Italia e Germania.
I dettagli del suo arresto sono stati forniti durante la conferenza stampa che si è svolta questa mattina, alle ore 10.00, presso gli uffici della Questura di Cosenza, dove è stato spiegato ai giornalisti presenti che l’operazione è stata condotta dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili di Cosenza e Catanzaro, con il supporto tecnico del Servizio Polizia Scientifica.
Abruzzese, che attualmente si pone al vertice del “Clan degli Zingari” e ne è considerato il reggente, è figlio di Francesco Abbruzzese, alias “Dentuzzo”, storico capo del medesimo clan ‘ndranghetistico egemone a Cassano allo Jonio ed in tutta l’area della Sibaritide, ed ora attualmente detenuto in regime speciale.
Il latitante, ricercato dal 2015, condannato in primo e secondo grado a 20 anni di reclusione in quanto ritenuto il capo di una organizzazione mafiosa dedita al traffico internazionale di stupefacenti, operante tra il Nord Europa e la provincia di Cosenza, è destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro per traffico internazionale di stupefacenti nell’ambito di una pregressa ed articolata indagine condotta dalla D.D.A. (Direzione Distrettuale Antimafia) di Catanzaro.
Le sue ricerche erano state estese in campo internazionale e da tempo anche in Germania ed hanno consentito, così, dopo oltre un anno di serrate indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, di ricostruire una fittissima rete di fiancheggiatori appartenenti al suo nucleo familiare che ne hanno assicurato tutti gli spostamenti, garantendone il sostegno logistico e gli approvvigionamenti.
La svolta investigativa è giunta quando gli investigatori hanno accertato il suo rientro in provincia di Cosenza, proveniente dalla Germania, dove per lungo tempo aveva condotto la sua latitanza, destinata a fungere quale riferimento e autorevole punto di contatto nel traffico internazionale di stupefacenti.
Dopo incessanti attività info-investigative, oltre 50 investigatori delle Squadre Mobili di Cosenza e Catanzaro e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno fatto irruzione in un complesso di abitazioni alla periferia di Cassano allo Ionio, dove il latitante è stato localizzato e catturato in una villetta nella disponibilità di alcuni familiari della sua compagna, la cui posizione è ora al vaglio della competente Autorità Giudiziaria.
La caratura criminale di Abbruzzese è testimoniata anche dal rilievo conferitogli in ambito europeo, dal momento che la sua figura era stata inserita in un progetto operativo, denominato “Eurosearch”, coordinato dal Servizio Centrale Operativo e da EUROPOL, destinato a implementare le indagini per la cattura dei principali latitanti della criminalità mafiosa in Europa, ma da oggi avrà più tempo per meditare su tutto, in una cella messa completamente a sua disposizione dallo Stato.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
