
In Basilicata, a Melfi, in provincia di Potenza, sette sono le persone fermate all’alba di oggi, martedì 2 luglio, resisi responsabili a vario titolo di usura, estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco e relativo munizionamento.
Ad eseguire i 5 arresti, tra carcere e domiciliari, e 2 obblighi di dimora, disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Potenza, con altri due indagati, gli agenti della Polizia di Stato della Questura del capoluogo lucano e i colleghi di Melfi, coordinati dalla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) della locale Procura della Repubblica.
L’attività d’indagine è stata sviluppata nell’ambito di fatti di criminalità organizzata ed ha permesso di acquisire gravi indizi di reità nei confronti dei fratelli A. e V.F., del nipote L.L., di R.C., per dei prestiti di denaro a tassi usurari concessi a un medico ginecologo di Melfi, su di una somma arrivata sino ad 1 milione di euro, e a di A.P. e dei figli M. e S.F., per prestiti di denaro a tassi altissimi concessi a un medico dentista, un piccolo imprenditore edile e ad un operaio della zona industriale di Melfi, nei riguardi dei quali non esitavano a compiere atti di estorsione per il recupero delle rate insolute
L’indagine, la prima del genere condotta in quel territorio, difficile per il clima di violenza e intimidazioni e per lo spessore criminale degli usurai, ha permesso di accertare la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di una pistola e relativo munizionamento da parte di A.F., raggiunto pochi giorni fa da un altro provvedimento cautelare nell’ambito dell’indagine condotta sull’assegnazione degli appalti e lavori da parte dell’amministrazione comunale di Melfi.
Il tutto, particolarmente difficoltoso per lo spessore criminale degli usurai e per la non sempre completa collaborazione delle persone coinvolte, minacciate anche di morte, ha disvelato l’esistenza di un vasto fenomeno di usura presente da diversi anni sul territorio del Vulture-Melfese, consolidato con protocolli operativi e modalità di erogazione e recupero del denaro.
Come informa una nota stampa inviata in redazione, la violenza e la capacità d’intimidazione espressa dal contesto criminale ha fatto emergere, fra l’altro, le gravi minacce portate a termine da A.P. ad una vittima che non potendo restituire tutta la somma pretesa, è stato minacciato anche in presenza del proprio figlio.
Tutti i dettagli dell’operazione sono stati forniti agli operatori dell’informazione durante una conferenza stampa svoltasi nella tarda mattinata, presso gli uffici della locale Procura, alla presenza del Procuratore Capo, dott. Francesco Curcio e personale della Polizia di Stato della Squadra Mobile potentina e del Commissariato di P.S. di Melfi.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
