
Nelle Marche, nelle ultime ore, nuova operazione denominata “Gran Shanghai” contro le frodi e la commercializzazione di prodotti non sicuri da parte delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Ascoli Piceno, al comando del Colonnello Michele Iadarola.
Dopo le migliaia di sequestri effettuati nel corso dell’estate, ad Ascoli Piceno e a San Benedetto del Tronto, i militari della Guardia di Finanza hanno scoperto altri articoli non a norma.
Un imprenditore è stato denunciato per la vendita di prodotti industriali con segni mendaci e contestato violazioni amministrative fino a 26mila euro nei confronti di un altro esercente.
Nel corso delle attività di controllo economico del territorio, a San Benedetto del Tronto, un lotto di 600 articoli sono stati individuati, prelevati dagli scaffali di un’attività commerciale e sequestrati dai militari della locale Compagnia, guidati dal Capitano Nicola Angelo De Benedetto.
Il locale era gestito da un cinese di 52 anni, residente in Abruzzo, a Tortoreto, in provincia di Teramo, denunciato all’Autorità Giudiziaria competente.
Dalle etichette dei prodotti, i gomitoli di filato promettevano, un sicuro “caldo”, già dal carattere cubitale della scritta “LANA ACRILI“, venduti, però, sotto una parvenza ingannevole di gomitoli, smascherata da un’ulteriore etichetta, apposta sul retro delle confezioni, recante, in caratteri molto piccoli, la scritta “100% acrilico” e non, contenendo, quindi, alcuna presenza della lana.
L’altro sequestro è stato eseguito ad Ascoli Piceno dalle Fiamme Gialle del locale Gruppo che, sotto la direzione del Maggiore Rodolfo Minerva, sono intervenute in un noto esercizio commerciale gestito da un cittadino cinese di 35 anni, ubicato nei pressi della zona industriale.
Anche in questo caso, è stato verificato il rispetto legato al codice del consumo e la conformità degli articoli in vendita, destinati alle cure dei capelli, delle mani e del corpo in generale.
Dopo un’accurato controllo sono stati individuati 14.100 articoli con caratteristiche che non rispettavano le prescrizioni imposte dalla vigente normativa a tutela del “Made in Italy” e, quindi, si è proceduto al relativo sequestro della merce in vendita e alla contestazione di una sanzione amministrativa pari a circa 26mila euro.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
