
Nei giorni scorsi maxi operazione in Basilicata portata a termine dai militari del Nucleo di Polizia Econonico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Potenza, al comando del Col. Costantino Russo.
Coadiuvato della Direzione Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane-Roma, sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica del capoluogo lucano, guidata dal dott. Francesco Curcio, è stato dato corso ad una vasta operazione di sequestro di oltre 8 milioni di mascherine facciali protettive e altri DIP (Dispositivi di Protezione Individuale) non a norma.
Schemi facciali, guanti monouso, tute monouso, termo scanner, era il materiale tutto riconducibile a due società di un noto imprenditore del settore, di Melfi, in provincia di Potenza.
Come si evince dal video e foto inviate in redazione, parte della merce, proveniente dall’estero, certificata CE, ma contraffatta, o con certificazioni a vario titolo illecite, irregolari o inidonee, già pronta per la distribuzione a farmacie e parafarmacie, era stata rinvenuta, e posta sotto sequestro, all’interno dei locali di deposito dei DIP e dell’azienda che ne aveva curato il trasporto.
Nei magazzini perquisiti, per dell’altro materiale simile, erano in corso operazioni di stoccaggio, etichettatura e confezionamento per essere, poi, spedito, tramite corrieri, in Basilicata e anche fuori regione.
Le Fiamme Gialle, che hanno operato in questa indagine, con scrupolo e capillarità, come informa una nota stampa inviata dalla Procura della Repubblica di Potenza, sono riusciti anche ad individuare un vicino centro stampa presso il quale venivano realizzati i bollini CE contraffatti, mediante etichette adesive, che venivano, poi, apposte su parte della merce, ed in particolare sulle mascherine per bambini.
Tra le contraffazioni più evidenti riscontrate in questo sequestro e scoperte dai militari era proprio il marchio CE, apposto sui termo scanner con anomalo distanziamento di caratteri.
Inoltre, come spiegano gli investigatori, sui prodotti, ingannevolmente, le inziali del marchio “China Express“, si suggeriva al consumatore l’idea che in realtà si trattasse di prodotti garantiti sotto il profilo della capacità protettiva, mentre, in realtà, non lo erano assolutamente.
In altre centinaia di migliaia di casi riguardanti mascherine e prodotti generi, che non garantiscono effettiva ed efficace protezione dal contagio, le stesse recavano ingannevolmente il marchio CE, non previsto per questa specifica classe di prodotti, proprio affinchè il consumatore sappia che il prodotto che acquista, pur non essendo vietato, è privo di efficace capacità protettiva.
In altri casi, la mascherina recava anche l’indicazione “FFP2“, così, da farle apparire impropriamente come dispositivi medicali di particolare pregio ed efficacia, mentre si trattava, ancora una volta, di dispositivi non certificati che non garantivano un’effettiva protezione dal virus.
Il sequestro, che ha sventato, sembra, l’operazione speculativa, avrebbe consentito ingentissimi guadagni illeciti, ma anche consentito di sottrarre alla distribuzione e al consumo un ingente quantitativo di prodotti in grado di mettere gravemente a rischio la salute pubblica.
Infatti, se tutto ciò fosse proseguito fino alla vendita al dettaglio, migliaia di persone si sarebbero potute, inconsapevolmente, esposte al contagio senza avere le necessarie protezioni.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
