
È stata denominata “Global Pay“, l’operazione contro i reati fiscali e caporalato, condotta nelle scorse settimane dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona.
Le Fiamme Gialle hanno scoperto una maxi frode nella cantieristica navale con 19 persone denunciate per false fatture dell’importo totale di 15 milioni di euro, che hanno coinvolto 16 società con sedi nelle seguenti 6 regioni italiane: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Campania, Puglia e Basilicata, che ha interessato una denuncia nella provincia di Matera.
Sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle indagini, nei confronti di P.E., di anni 61, P.G., di 37 e P.F., di 34, gestori di diritto e di fatto di una società con sede legale, in Puglia, a Taranto, ma operante esclusivamente nel cantiere navale di Ancona, è stato richiesto, ed ottenuto dalla locale Procura della Repubblica, il sequestro di disponibilità finanziarie sui propri conti correnti, oltre che di beni immobili, fino alla concorrenza di circa 350mila euro.
I finanzieri, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, nei giorni scorsi, hanno portato a termine, un’articolata indagine nel settore dei subappalti per la cantieristica navale, che ha visto il coinvolgimento di diverse società, con alle dipendenze 416 operai, di cui 146 impiegati nel capoluogo dorico.
Tutte le imprese, gestite da amministratori sia italiani che bengalesi, lavoravano all’interno dello stabilimento della più importante società di costruzioni navali di Ancona, risultata, però, essere estranea ai fatti.
La complessa attività investigativa, svolta dai militari della Guardia di Finanza, in collaborazione con il locale Ispettorato del Lavoro, si è protratta per più di un anno e ha visto l’esecuzione di numerose perquisizioni, acquisizioni documentali, accertamenti bancari, patrimoniali e attività tecniche operative.
Da quanto accertato dagli investigatori, il disegno criminale era quello di realizzare plurimi illeciti contributivi e fiscali, a danno, sia dei dipendenti delle società coinvolte che dello Stato, per abbattere artificiosamente il reale costo del lavoro, in modo da poter offrire prezzi ribassati e fuori mercato all’importante società di costruzioni navali, al fine di ottenere l’aggiudicazione degli appalti, creando, così, anche un ingente danno alle imprese che agivano nel rispetto delle regole di mercato, le quali si trovavano, in questo modo, ad essere estromesse dagli affidamenti.
La specifica attività d’intelligence, come informa un comunicato stampa inviato in redazione, ha consentito di rilevare in alcuni casi, l’imposizione, da parte del caporale ai lavoratori di “restituire” in contanti parte della retribuzione, quindi un vero e proprio “pizzo”.
Nell’ambito di una perquisizione domiciliare eseguita a Marghera, in provincia di Venezia, presso l’abitazione di un caporale, di origine bengalese, i militari hanno rinvenuto e sequestrato, oltre 40mila euro in contanti, alcuni contenuti in buste recanti la dicitura “da parte del lavoratore per il boss”.
Inoltre, sono state analizzate decine di operazioni sospette ai fini valutari, costituite da spedizioni di denaro all’estero, prevalentemente in Bangladesh, tramite servizi di “money transfer” effettuate da parte di persone alle dipendenze del caporale, alcuni dei quali alloggiati in condizioni di forte degrado abitativo, costretti a lavorare “sottopagati” e senza contratti, come previsti, per ottenere un lavoro indispensabile per il rinnovo del permesso di soggiorno.
Una società, con sede in Puglia, nella provincia di Taranto, ha impiegato per oltre 4 anni numerosi operai in attività notturne di molatura degli scafi navali senza corrispondere alcuna indennità, conseguendo un indebito risparmio per oltre 160mila euro.
L’emissione di false fatture, per circa 15 milioni di euro da parte di 5 società “cartiere” appositamente costituite, al fine di compensare illecitamente i dovuti contributi previdenziali con l’imposta sul valore aggiunto a credito, in realtà non spettante per complessivi 3.300.000 euro e allo scopo di abbattere il reddito da tassare.
Uno stratagemma che era stato adottato da un sodalizio criminale di persone di origine campana, che avevano costituito una rete di società fittizie, intestate a vari “prestanome”, che emettevano fatture false nei confronti di altre quattro imprese di cantieristica navale, ai medesimi riconducibili, tra cui figuravano anche alcuni operai dipendenti extra-comunitari, costretti ad accettare la carica di amministratore pena il licenziamento.
Insomma erano stati adottati una serie di artifizi contabili atti ad abbassare illecitamente l’importo delle buste paga e, quindi, il correlato carico fiscale e previdenziale, con la conseguente corresponsione della paga sindacale minima con un danno conseguente di frode aggravata ai danni dell’INPS per 390mila euro.
Tra l’altro, sono state anche riscontrate violazioni alla normativa in materia di sanità sui luoghi di lavoro, poichè alcune delle società controllate hanno omesso di sottoporre alla prescritta visita medica decine di lavoratori impiegati per lavori notturni e/o particolarmente insalubri.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
