
Durante un’operazione denominata “Luna Park“, contro la pedopornografia online, oltre 300 agenti della Polizia Postale, all’alba di oggi, mercoledì 16 dicembre, hanno eseguito perquisizioni e arresti in flagranza di reato, in 53 province e 18 regioni italiane.
Dopo 2 anni di indagini, condotte sotto copertura sulla rete Internet, la Polizia Postale di Milano e del C.N.C.P.O. (Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online) del Servizio Polizia Postale di Roma, hanno identificato 432 utenti che, sfruttando le potenzialità delle diffusissime applicazioni WhatsApp e Telegram, partecipavano a canali e gruppi finalizzati alla condivisione di foto e video pedopornografici, ritraenti vere e proprie violenze sessuali, addirittura su minori.
Gli abusi hanno riguardato bambine e bambini, in tenera età e, in alcuni casi, anche neonati.
Dei 159 gruppi individuati dagli investigatori, 16 erano delle vere e proprie associazioni per delinquere, al cui interno era possibile distinguere promotori, organizzatori e partecipanti, con ruoli e compiti ben definiti.
Ciascun gruppo era regolato da precise e severe norme di comportamento finalizzate a preservare l’anonimato e, quindi, la sicurezza del sodalizio criminale, oltre che dei singoli partecipanti.
La lunga e capillare attività di indagine ha consentito di dare un nome ai nickname utilizzati in rete dai pedofili, portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete.
Sono 81 gli italiani identificati dalla Polizia Postale milanese, 2 dei quali, 1 ottico con collaborazioni universitarie napoletano di 71 anni e 1 disoccupato veneziano di anni 20, promuovevano e gestivano gruppi pedopornografici, organizzandone l’attività e reclutando nuovi sodali provenienti da ogni parte del mondo.
Infatti, 351 sono gli utenti stranieri coinvolti nell’indagine e tratti in arresto, sia in Europa che nel resto del mondo, grazie alla collaborazione tra il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, con le Agenzie di Cooperazione Internazionale di Polizia.
L’attività certosina svolta ha portato alla luce un fenomeno criminale, dove in testa risultano essere la Lombardia e la Campania, dove risiedono il 35% degli indagati.
Tra loro, affermati professionisti, operai, studenti, pensionati, impiegati privati e pubblici ed anche un agente della Polizia Locale, oltre a diversi disoccupati, con età tra i 18 e 71 anni.
Le perquisizioni eseguite sui sistemi informatici, emesse dalla Procura Distrettuale di Milano, hanno portato al sequestro di cellulari, tablet, hard disk, pen drive, pc e account di email e profili di social network.
Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti gli account utilizzati dagli indagati per la richiesta del materiale pedopornografico ed un ingente quantitativo di materiale illecito custodito sui supporti informatici, sottoposti a sequestro.
Il fenomeno ha riguardato anche alcune delle province pugliesi, dove sono state eseguite 4 perquisizioni, 3 nella provincia di Bari, 1 nella provincia di Taranto, al cui esito sono stati sequestrati 5 cellulari, in uso agli indagati, di età compresa tra i 18 e 50 anni circa, tutti nullafacenti.
Gli indagati sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria competente e il materiale recuperato, sottoposto a sequestro.
Ad informarlo è la Questura di Taranto.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
