
Finalmente giustizia è fatta, dopo tanti morti, in Puglia, a Taranto, a causa del presunto inquinamento causato negli anni dall’ex Ilva.
La Corte d’Assise pugliese ha emesso la propria sentenza, nell’ambito del processo “Ambiente Svenduto“.
Infatti, tra i 47 imputati, 44 persone e 3 società, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione Nicki Vendola, ex presidente della Regione Puglia, accusato di concussione aggravata in concorso, 2 anni al dg dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, 22 e 20 anni, rispettivamente a Fabio Riva e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori della fabbrica della morte.
A gioire sulla sentenza, dopo un dramma durato molto tempo, cittadini e rappresentanti di associazioni ambientaliste che, per lunghi anni, hanno portato avanti una lotta ad oltranza contro l’incredibile gestione della famiglia Riva che rispondono di concorso in associazione per delinquere, finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
È stata, invece, dichiarata la prescrizione per il consigliere regionale, Donato Pentassuglia, attuale assessore all’Agricoltura.
Inoltre, è arrivata la condanna a 3 anni di reclusione, per l’ex presidente della Provincia, Gianni Florido, per tentata concussione e concussione consumata, reati che avrebbe commesso in concorso con l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, condannato a 3 anni, e l’ex responsabile delle relazioni istituzionali della fabbrica, Girolamo Archinà, condannato a 21 anni e mezzo.
“La sentenza della Corte d’Assise di Taranto chiude un’epoca disastrosa non solo per la Puglia ma per l’intera e storica manovalanza che ha reso grande, partendo proprio da Taranto, la filiera Italiana dell’acciaio”.
È questo il commento del Segretario Nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, in merito all’esito del processo sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico tarantino e le condanne degli ex proprietari e amministratori dell’Ilva.
Per il sindacalista “adesso il passato deve essere superato, ripartendo subito e facendo tesoro degli sbagli commessi dai privati ai danni di migliaia di famiglie che hanno pagato a caro prezzo il disastro ambientale”.
Di conseguenza, aggiunge l’esponente sindacale “non è più procrastinabile l’ingresso di Invitalia al 60% nel CdA della nuova azienda “Acciaieria d’Italia” e dei manager che rappresentano lo Stato, senza attendere la data del giugno 2022. Solo il Governo può imprimere un’accelerazione al piano di rilancio, anche con un cronoprogramma, facendo rispettare, ad “Arcelor Mittal”, tutti gli impegni assunti sia nel rispetto della dignità dei lavoratori sia dei cittadini di Taranto. A tutt’oggi questo importante adempimento non è stato portato a termine, in attesa della presentazione del bilancio. L’acciaio è strategico dal punto di vista economico e industriale, senza dimenticare che, attraverso il PNRR, dovrà necessariamente essere prodotto nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Vanno superate le contrapposizioni tra lavoro e salute, velocizzando la transazione ecologica degli impianti”.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
