
Nella mattinata di oggi, in Sicilia, operazione antimafia denominata “La bella vita” eseguita dalla Polizia di Stato di Caltanissetta.
I poliziotti della Squadra Mobile, diretta dalla dott.ssa Marzia Giustolisi, a seguito della richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica – DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) hanno arrestato 7 persone e sottoposto a sequestro 36mila euro in contanti e 1 kg. di droga, di tipo cocaina, come informato in redazione.
Tra i fermati, in primo piano anche il reggente di “Cosa Nostra”, e tutti sono indagati, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso dedita alla commissione di estorsioni e al traffico di sostanze stupefacenti.
Le indagini hanno dato piena contezza della smisurata crescita criminale mafiosa che in più occasioni ha rimarcato la sua fedeltà alle regole mafiose che non avrebbe mai tradito, così, come non avrebbe mai fatto mancare il suo supporto ai mafiosi che si trovano in galera e che a lui hanno insegnato quelle regole che lui stesso cerca di tramandare ai suoi affiliati, odierni arrestati.
Tutti i sodali hanno operato secondo schemi mafiosi tradizionali, riducendo i contatti tra loro, organizzando incontri in aperta campagna, scambiando tra loro i “pizzini” di provenzaniana memoria, nella convinzione di poter eludere le attenzioni investigative.
Il ruolo di capo dell’organizzazione mafiosa riconosciuto all’arrestato sul territorio è stato desunto da innumerevoli episodi.
Ad esempio, la richiesta d’intervento da parte di alcuni pregiudicati del posto che lo avevano chiamato a svolgere il ruolo di paciere e la risoluzione di controversie sorte tra due imprenditori.
Questo avveniva, nell’ambito delle trattative di vendita di un autolavaggio, oltre alla manifesta volontà di inserirsi nei lucrosi settori della compravendita immobiliare, dei lavori di edilizia, dopo essersi già inserito in quello della vendita di auto, così, da assicurarsi canali di investimento per il riciclaggio dei proventi delle attività illecite e ottenere guadagni in nero da destinare anche al mantenimento delle famiglie dei carcerati.
La cassa dell’organizzazione mafiosa è stata foraggiata grazie all’intensa attività di spaccio attuata anche dai suoi sodali, oggi arrestati, ed anche alla tradizionale attività estorsiva, cui sono stati sottoposti diversi commercianti di Caltanissetta e provincia, a cui è stato apertamente spiegato che le dazioni estorsive servivano anche per mantenere i detenuti.
L’intera attività investigativa si è basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, senza che nessun apporto dichiarativo sia stato fornito dalle vittime delle estorsioni, a riprova dell’immutata forza di intimidazione del sodalizio mafioso in grado di imporre un clima di diffusa omertà.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
