
Si ritorna a parlare di caporalato tra la Calabria e Basilicata.
In queste ultime ore un’altra operazione contro il lavoro nero è stata condotta dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Montegiordano, al comando del Luogotenente Massimiliano Montinaro.
L’attività svolta si inquadra in un ampio dispositivo di Polizia economico-finanziaria predisposto dalle Fiamme Gialle per la tutela della legalità economica e la repressione dei reati in materia tributaria.
18 sono le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria per caporalato e immigrazione clandestina.
7 sono i braccianti irregolari segnalati alla Procura della Repubblica per violazioni al testo unico sull’immigrazione.
56 sono, invece, gli stranieri identificati, di nazionalità pakistana, nigeriana, bulgara e rumena, che venivano reclutati in violazione dei contratti nazionali e provinciali del comparto agricoltura.
Impegnati in posti di controllo sulla “Strada Statale 106 Jonica”, nei pressi di Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, i militari hanno sottoposto a fermo 7 furgoni in cui erano stipati, anche all’interno del vano portabagagli, in condizioni degradanti, i braccianti agricoli stranieri, provenienti dalle campagne lucane, dove avevano prestato la propria manodopera presso aziende agricole.
Tutti sono stati accompagnati presso gli uffici della Tenenza per essere identificati, con l’ausilio di alcuni interpreti.
Sulla base delle dichiarazioni fornite e della documentazione rinvenuta a bordo dei veicoli, è emerso che gli extracomunitari erano stati reclutati in violazione dei contratti nazionali e provinciali del comparto agricoltura ed impiegati presso le agricole percependo paghe nettamente inferiori a quanto stabilito dalle norme contrattuali, quindi, come sempre sfruttati.
Dopo aver accertato l’identità di tutti, è emerso che 7 di loro erano in possesso di permessi di soggiorno scaduti e privi di richiesta di rinnovo.
A fine operazione, 11 caporali, tra cui 3 titolari di aziende operanti in Basilicata, sono stati deferiti, a piede libero, in concorso tra loro, per violazione all’art. 603 bis c.p. (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) alla Procura della Repubblica di Castrovillari, diretta dal dott. Eugenio Facciolla.
Le 11 persone, ora, rischiano la reclusione da 1 a 6 anni ed una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, mentre si continua ad indagare su quest’altra pessima storia di sfruttamento.
Rocco Becce
Direttore Editoriale
